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Tra antichi saperi e nuovi sapori

Tra Antichi Saperi E Nuovi Sapori

Articolo a cura di Christian Valentino (Psicologo Psicoterapeuta)

Che gran sogno vedere
in un seme un vigneto intero
Bachelard

L’immagine del vino evoca non solo bevanda inebriante dai numerosi riferimenti storici e simbolici, ma anche una pluralità di immagini altre come il seme, la vigna, la radice, la raccolta, la fermentazione, l’invecchiamento, l’imbottigliamento e tanto altro. Ci vorrebbero pagine e pagine per ampliare una semplice, ma così complessa parola, “vino”.

Il vino è generalmente associato al sangue, non tanto per il colore quanto per il carattere d’essenza della pianta, e perciò è la bevanda di vita e di immortalità. In alcune tradizioni di origine semitica, è inoltre il simbolo della conoscenza e dell’iniziazione, in virtù dell’ebbrezza che provoca. Nell’antica Grecia il vino si sostituiva al sangue di Dioniso e rappresentava la bevanda dell’immortalità. Capacità di questo dio era quella di riempire l’anima di verità (da qui pare abbia inizio il detto, in vino veritas). Vi è anche il significato del Calice del Sangue di Cristo nell’Eucarestia come sacrificio, così come compare nella cultura ebraica. Riferimenti storici e simbolici vengono ravvisati in ogni cultura che da sempre ne ha elogiato i pregi ma imposto anche dei limiti e delle regole.

proibizionismo

Non è raro trovare già in antichi documenti come il vino fosse proibito a ragazzi che non ancora avessero raggiunto la maggiore età e quanta verità riscontrata nei giorni nostri sugli effetti poi deleteri che spesso provoca. Se stessimo fissi sull’immagine potremmo subito trovare quei miti che tanto caratterizzano quel senso di vivere dell’oggi. Il vino come processo di socializzazione, di inibizione, di perdita di controllo, di euforia, di distacco dalla realtà e tanto altro ancora. Non è difficile individuare quel disagio che spesso viene a manifestarsi nell’abuso stesso. Scopo di quanto si va dicendo, però, non vuole soffermarsi su patologie o moralismi che sarebbero sì utili, ma noiosi e ripetuti d’altro canto. Ciò che si vuole rendere noto è tutto l’opus, così come lo chiamavano gli alchimisti, di un processo che non si ferma ed arresta ad una semplice bevanda buona per alcuni, disgustosa per altri.

Il vino ha da sempre coinvolto gli animi e la psiche collettiva dell’intera umanità e fedeli a questa immagine credo dovremmo rimanere. Soprattutto in una cultura come la nostra che vede una chiara allusione del vino al sangue, non potremmo che scorgere una vitalità, una forza che potremmo ritrovare sopita soprattutto in noi stessi. Non abbiamo necessariamente bisogno di un calice per sentirci vivi, felici, disinibiti e tanto altro, ma di una chiara fedeltà ai processi che da sempre ci coabitano e che riflettono trasformazioni, macerazioni, fermentazioni, invecchiamenti, assaggi e brindisi a quell’antico uomo che da secoli ci abita.

Christian Valentino
Psicologo Psicoterapeuta

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