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Il fenomeno dell’enopirateria ai danni del vino italiano – Club delle Bollicine e del Vino Italiano di Vasto

Club delle Bollicine e del Vino Italiano - logo

Oggi sul nostro blog ospitiamo un interessante articolo scritto da una neonata Associazione Vastese, il Club delle Bollicine e del Vino Italiano di Vasto, con cui abbiamo il piacere di collaborare in quest’edizione.

A fine articolo, sono presenti maggiori informazioni sul Club delle Bollicine e del Vino di Vasto. Buona lettura!

 

Il fenomeno dell’enopirateria ai danni del vino italiano

 

Jack Sparrow Enopirateria

 

Nell’era della globalizzazione, la realtà dell’Enopirateria ha raggiunto livelli impensabili a danno dei vini italiani.
Agli effetti delle norme contenute nel Codice della Proprietà Intellettuale, sono considerati atti di pirateria le contraffazioni e le usurpazioni di altrui diritti di proprietà industriale, realizzate dolosamente in modo sistematico.
La contraffazione di un prodotto vinicolo viene attuata sfruttandone la reputazione e la notorietà, imitando nomi, marchi, aspetto o caratteristiche del vino italiano ed il fenomeno riguarda soprattutto i mercati extracomunitari.
Apparentare un prodotto locale con prodotti italiani consente di posizionare nel mercato USA tale prodotto ad un prezzo superiore mediamente del 51% rispetto al prodotto standard.

I filoni principali di Enopirateria sono due: la falsificazione illegale delle indicazioni geografiche tutelate, delle denominazioni e dei marchi aziendali, e i riferimenti ingannevoli ad aree geografiche italiane, l’utilizzo di indicazioni con nome Italia /Toscana o di nomi e simboli riconducibili a prodotti italiani (ItalianSounding).

In campo vinicolo, in Italia e sostanzialmente nei paesi europei, per denominazione si intende: il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata, utilizzata per designare un prodotto di qualità e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse all’ambiente naturale ed ai fattori umani.

Diversamente, negli USA le denominazioni si considerano come indicative di una tipologia di vino e non una garanzia d’origine. Sui mercati statunitensi è possibile trovare vini ad esempio prodotti in California che si fregiano di denominazioni europee (Chianti della California).  Conseguenza: inganno del consumatore e danni economici e d’immagine al produttore europeo.

Sulla denominazione vi è pertanto una diversa impostazione di fondo.

In Italia si valorizza dunque il collegamento tra territorio, prodotto e attività dell’uomo. Ad un determinato prodotto vengono abbinate non solo le sue qualità intrinseche, ma anche quelle connesse al fatto che esso proviene da una certa zona, nella quale si sono sviluppati con il tempo fattori umani tali da legittimare il riconoscimento di un’attività creativa in relazione alla fase di produzione, la quale finisce per incidere sulla qualità stessa del bene finale.

Negli USA hanno invece sempre respinto l’idea del riconoscimento del binomio prodotto-territorio,ritenendo invece più giusto che fosse valorizzato l’elemento della « reputazione », ovvero della percezione, da parte del pubblico dei consumatori, di ciò che un certo prodotto è. Negli USA, ad esempio, le parole:« Champagne» « Chianti» non starebbero ad indicare solamente vini rispettivamente provenienti dalla note regioni francese ed italiana del Chianti, ma anche una determinata tipologia di prodotto indipendentemente dal loro luogo di origine. Dal punto di vista americano, pertanto, anche le indicazioni geografiche di provenienza e la loro relativa tutela dovrebbe essere soggette ai principi della legislazione in materia di marchi.

Tali prodotti del mercato estero “imitano” ed occupano importanti quote di mercato: prezzi molto inferiori all’originale.
Emerge in modo lampante la difficoltà di tutelare non solo dal punto di vista economico/giuridico, ma anche da quello dell’immagine, questi prodotti, vere e proprie proprietà intellettuali eno-gastronomiche.

L’Italia ha cominciato a proteggere le denominazioni d’origine nel 1963 e conta oggi più di 400 vini DOCG, DOC e IGT (60% della produzione nazionale): principale voce del settore agroalimentare.

Quali i danni derivanti dall’Enopirateria? Limitazione dell’accesso ai mercati, con perdita di spazio di mercato a vantaggio del prodotto di imitazione; politiche di prezzo aggressive che spingono il consumatore a scegliere l’imitazione; scadimento dell’immagine per scarsa qualità che rischia di svalutare anche il prodotto imitato.
I danni economici non sono quantificabili alla luce della larga diffusione fenomeno all’estero.

Il CLUB BOLLICINE E VINO ITALIANO

Club delle Bollicine e del Vino Italiano - logo

Nata a Vasto da pochi mesi, l’Associazione culturale denominata Club delle Bollicine e del Vino Italiano, ha come scopo la promozione e la valorizzazione del vino italiano, focalizzandosi in particolar modo del nostro territorio abruzzese. Intende raggiungere questi scopi attraverso diverse iniziative di carattere ricreativo e culturale, che si concretizzeranno nell’organizzazione di cene, feste, corsi di degustazione, corsi da sommelier, convegni, visite guidate presso cantine, partecipazione agli eventi eno-gastronomici, sviluppo del turismo eno-gastronomico, viaggi sociali per fiere e manifestazioni in genere, organizzazione di incontri con produttori e degustazione di prodotti. L’attività dell’Associazione è estesa in tutti i campi in cui si manifestano esperienze culturali, ricreative, artistiche, sociali e formative e in tutti quelli in cui si può dispiegare un interesse per la conoscenza e diffusione dei prodotti tipici, anche in collaborazioni con altre Associazioni ed Enti.
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Il Club delle Bollicine e del Vino Italiano sarà ospite di Vinum et Cultura l’8 Dicembre per approfondire l’argomento presso la Casa della Cultura.

Continua a seguirci per scoprire tutti gli ospiti dei Talk e delle Presentazioni della Casa della Cultura!

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